|
Annessa al Convento dei frati Minori Osservanti Riformati Francescani (trasformato dopo l’unità d’Italia e la confisca dei beni ecclesiastici in carcere), la Chiesa di S. Bonaventura, fu edificata nella prima metà del Seicento per volontà del Servo di Dio p. Cherubino Girgintano da Caltagirone ed è senz’altro tra le chiese della Città più ricche di opere d’arte.
Ricostruita dopo il terremoto del 1693, sul semplice prospetto principale sono posti due pannelli in ceramica di Giuseppe Di Bartolo, raffiguranti S. Francesco d’Assisi e la Madonna della Salute. L’interno suscita stupore per la bellezza degli affreschi (alcuni dei quali attribuibili al pittore Pietro Paolo Vasta e alla sua scuola), delle tele, delle statue e degli stucchi.
Nel presbiterio spiccano: gli affreschi; il paliotto, ovvero il rivestimento della parte anteriore dell’altare maggiore realizzato secondo l’antica arte della scagliola, con impasti durissimi di vario colore in alternativa al marmo intarsiato; la custodia del SS. Sacramento, opera lignea scolpita e intarsiata del XVIII secolo sopra la quale un tempo era posta la pala d’altare raffigurante S. Bonaventura, sostituita dopo il suo furto da una tela con il Cristo risorto.
Nelle cappelle laterali sono da segnalare la piccola statua marmorea della Madonna della Salute di Antonello Gagini (1516), e il Crocifisso di Fra’ Umile da Petralia.
Nella chiesa sono poste le tombe in cui riposano importanti artisti e uomini illustri della Città, fra cui I. Boscari, G. Failla, M. Vaccaro, G. Bongiovanni, G. Gravina Interlandi, il che fa di San Bonaventura una sorta di Pantheon caltagironese.
|